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Il primo anno di cambiamento e crescita: l’esperienza di Antonio Petraroli a Ostuni

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Il primo anno di cambiamento e crescita: l’esperienza di Antonio Petraroli a Ostuni

Antonio Petraroli, responsabile di SOS Incidente Ostuni, celebra il suo primo anno di attività il 14 aprile 2026. Dopo una lunga esperienza come avvocato, ha scelto di rimettersi in gioco intraprendendo un nuovo percorso professionale. Un cambiamento importante, nato da un’esigenza personale prima ancora che lavorativa, che oggi si traduce in risultati concreti, nuove prospettive e una rinnovata soddisfazione. Ripercorriamo con lui questo primo anno di attività.

Facciamo un bilancio di questo tuo primo anno.

Il bilancio è sicuramente positivo, anzi direi molto positivo. È stata una vera e propria scommessa su me stesso dal punto di vista professionale. Ho cambiato attività, anche se in parte il settore era collegato: ho fatto l’avvocato per 17 anni, occupandomi di diritto civile; quindi, la materia non mi era del tutto estranea.

A un certo punto però mi sono reso conto di essere completamente prosciugato, sia mentalmente che fisicamente. Era un lavoro che ti assorbiva totalmente: uscivo la mattina senza sapere quando sarei rientrato. Poi ho guardato mio figlio, che ha 9 anni, e ho capito che in quei nove anni non c’ero stato abbastanza.

Lì ho deciso di cambiare priorità. Era qualcosa che stavo cercando già da tempo dentro di me. Un amico assicuratore mi ha parlato della gestione dei sinistri e da lì si è aperto un mondo. Ho iniziato ad informarmi, a muovermi, fino a conoscere Gabriele Pennacchini e da lì è partito tutto.

SOS Incidente come l’hai trovato?

L’ho trovato quasi per caso. Probabilmente tramite una sponsorizzata sui social, credo YouTube o Facebook. In quel momento stavo già vivendo una fase di ricerca, quindi quando ho visto quel contenuto l’ho collegato subito a quello che stavo cercando.

Ho cliccato, ho preso il numero e ho scritto immediatamente su WhatsApp. Da lì sono stato ricontattato e nel giro di poco è iniziato tutto il percorso.

A Ostuni ci sono competitor nel settore del risarcimento danni?

C’è qualche realtà, ma non strutturata come la nostra. C’è ad esempio una realtà legata a un carrozziere locale, ma credo sia più una gestione interna delle pratiche che un vero lavoro di infortunistica.

Sul territorio ci sono anche avvocati che si occupano di sinistri, ma è un approccio completamente diverso: lì si aspetta il cliente in studio. Io, avendo vissuto entrambe le realtà, posso dire che sono due modi opposti di lavorare.

Sei riuscito a creare una buona rete in questo primo anno?

Sì. Oggi lavoro con circa 15 carrozzerie, di cui 8 mi passano pratiche in modo costante. Ho anche due assicuratori che collaborano con me e un centro medico con diverse figure professionali.

La mia rete è sviluppata su tre paesi: Ostuni, Carovigno e San Vito. Ho cercato di strutturarla in modo funzionale: ad esempio ho un fisioterapista per ogni paese, così quando entra un sinistro con danno fisico non faccio spostare il cliente ma lo indirizzo nella sua zona.

Vorrei espandermi ancora, ma da solo non è semplice: la rete va seguita costantemente.

Come gestisci le tue giornate tra ufficio e attività sul territorio?

La mattina la dedico completamente al giro visite: mi sposto tra i vari paesi e vado dai carrozzieri.

Il pomeriggio invece lavoro in ufficio: prima inserisco le pratiche nel gestionale, poi incontro i clienti. Al momento questa divisione funziona bene.

Come scelgono i clienti di rivolgersi a te?

All’inizio probabilmente anche grazie alla mia precedente esperienza e alla conoscenza sul territorio.

Oggi però sto lavorando molto sulla visibilità: faccio pubblicità locale con manifesti e sto curando le recensioni su Google. Ogni pratica chiusa cerco di trasformarla in una recensione, perché la reputazione online è fondamentale.

Mi piacerebbe lavorare di più anche sui social, ma al momento preferisco mantenere un equilibrio e non sacrificare lo spazio personale che sono riuscito a recuperare.

Pensi di inserire collaboratori in futuro?

Sì, è uno degli obiettivi. Vorrei crescere, inserire un collaboratore che gestisca la parte burocratica e prendere anche un’auto sostitutiva da offrire ai clienti.

Io invece voglio continuare a seguire la parte commerciale. Dopo 17 anni chiuso in uno studio, oggi stare sul territorio è la cosa che mi dà più soddisfazione.

Quali sono stati i tuoi punti di forza in questo primo anno?

Sicuramente la formazione. Anche quando alcuni concetti si ripetono, ogni volta ti lasciano qualcosa in più.

E poi il supporto del team: il confronto con Francesco Bartoccioni, Gabriele Pennacchini, Giuseppe Barbara, dell’ufficio di Lecce e gli altri colleghi è stato fondamentale. I workshop, sia online che in presenza, fanno davvero la differenza. Vedo anche la differenza con altre realtà: mia moglie lavora in un franchising dove non ha avuto né formazione né supporto. Qui invece è tutto il contrario.

E le difficoltà?

Le difficoltà principali sono legate al tempo. Essendo da solo, devo dividermi tra rete e gestione delle pratiche.

Vorrei dedicare più tempo al giro visite, ma senza trascurare il lavoro interno. È un equilibrio che sto ancora perfezionando e su cui lavorerò nel secondo anno.

Hai trovato resistenze da parte dei carrozzieri?

All’inizio no più di tanto. Con alcuni è scattata subito la sintonia.

La fiducia però arriva con i risultati: dopo alcune pratiche chiuse, mi sono seduto con loro e ho fatto vedere concretamente la differenza economica tra gestire il sinistro da soli o con noi.

Quando vedono il valore, cambiano approccio. Ho anche un carrozziere che ha preso posizione con un perito dicendo chiaramente che lavora solo con SOS Incidente.

Hai raggiunto gli obiettivi del primo anno?

Sì, ho raggiunto l’obiettivo e sono passato alla fase due, sostenendo anche l’esame.

Quali sono gli obiettivi per il secondo anno?

Vorrei prendere un’auto sostitutiva da offrire ai miei clienti, inserire un collaboratore e continuare a formarmi e migliorare nella gestione delle pratiche e dei clienti.

Gli errori ci sono stati e ci sono ancora, ma servono proprio per crescere. Voglio acquisire maggiore dimestichezza e capacità di lettura delle situazioni, anche quelle che inizialmente non percepisci.

Qual è stata la soddisfazione più grande di questo primo anno?

La soddisfazione più grande è personale: aver dimostrato a me stesso di potermi reinventare.

Avevo il dubbio di non esserne capace, invece ce l’ho fatta. E non da solo: grazie al supporto del team.

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